Udito neonati

Udito neonati: come aiutare a capire la sordità neonatale

Il bambino fin dai suoi primi giorni di vita è impegnato e incuriosito ad esplorare il mondo che lo circonda attraverso l’apprendimento e la comunicazione. Infatti nel nostro mondo esteriore l’udito gioca un ruolo importante. A causa di una sordità grave o lieve il bambino viene a trovarsi in una condizione di privazione sociale. Secondo l’Istat, circa 1 bambino su 1000 soffre di ipoacusia congenita, cioè nasce sordo, mentre circa 10 bambini su 1000 lo diventano poco dopo la nascita. Quindi rischiano di essere penalizzati se la loro ipoacusia non viene subito scoperta, affrontata e risolta in modo corretto.

Diagnosi

Una diagnosi precoce offre una correzione ottimale di questa patologia. Di solito però può essere ritardata perché i sintomi non sono riconosciuti o vengono ignorati. Deficit gravi vengono diagnosticati entro i 2 anni di età, mentre quelli lievi e unilaterali non sono tipicamente riconosciuti fino all’età scolare. In presenza di una grave ipoacusia, i genitori possono notare e osservare che fin dalla prima settimana di vita il neonato non reagisce alle loro voci e ad altri suoni. Tutti i neonati devono eseguire un test di screening per le ipoacusie.
Quindi bisogna intervenire tempestivamente, in modo che adeguati input linguistici possano permettere uno sviluppo ottimale del linguaggio. Il più grande ostacolo per una diagnosi precoce è il ritardo nel rivolgersi a uno specialista nonostante il sospetto di danno uditivo. Bambini ai primi passi con otite media possono anche avere disturbi vestibolari che si manifestano tramite alterazione dell’attività motoria. Infatti uno sviluppo motorio anomalo viene a volte erroneamente considerato come un ritardo dello sviluppo, o come ritardo mentale, causando la determinazione e l’utilizzo di cure e terapie non appropriate.

Il riflesso di Moro

Un neonato con solo pochi giorni di vita sente tutti i rumori e alcuni di essi possono provocare in lui una reazione chiamata “riflesso di Moro”, scoperto e descritto per la prima volta dal pediatra austriaco Ernst Moro. Esso si manifesta con una reazione di soprassalto accompagnata da un’improvvisa apertura delle braccia causata o da un rumore improvviso o quando si appoggia il neonato supino in modo un po’ brusco o rapido. In questi casi il neonato fa un sobbalzo, stende le braccia allargando mani e dita e successivamente le piega, poi normalmente segue il pianto. In tutti i neonati, ad eccezione di quelli affetti da Sindrome di Down, compare già in età fetale, dalla 28° settimana gestazionale, e raggiunge la completezza nella 34° settimana. Normalmente il neonato perde il riflesso di Moro entro il sesto mese di vita. Il neonato ama la voce della mamma che lo ha accompagnato per tutta la sua vita prenatale.

Lo sviluppo dell’udito in bambini normoudenti

Neonati: i neonati sussultano in risposta a un suono forte e improvviso, talvolta voltando il capo in direzione del rumore.
Verso i 2 mesi: l’udito dei neonati è migliorato, ora dovrebbe essere i grado di udire suoni di tonalità diverse.
Verso i 3-4 mesi: il bambino è capace di cogliere e di capire la fonte di una voce o di un rumore per poi voltarsi nella giusta direzione, inoltre comincia ad articolare alcune consonanti e vocali.
Verso i 5-6 mesi: il piccolo comincia a capire che alcuni rumori può provocarli lui stesso, come ad esempio quando butterà oggetti per terra per il gusto di sentire che fa rumore. I suoni confusi che emette somigliano sempre più a delle parole.
Verso il 7 mese: inizierà a balbettare e a produrre suoni per manifestare il proprio stato d’animo, questa capacità di lallazione aumenterà intorno al decimo mese.
Verso gli 8-9 mesi: il bambino comincia a comprendere la relazione che lega le parole ai gesti.
Verso i 11-12 mesi: il piccolo si girerà se chiamato per nome e sarà in grado di associare un nome a un oggetto. Dovrebbe cominciare a pronunciare parole semplici come “Mamma” o “Pappa”.

Boel test: l’udito del bambino

Per capire se il bambino ha un udito sano si può iniziare con qualche semplice stimolo, ad esempio battendo le mani o facendo rumore alle sue spalle per poi attirare la sua attenzione. Se il bambino si volterà verso il rumore, non c’è nulla di cui preoccuparsi, invece nel caso in cui nessuno stimolo riuscisse a provocare in lui una reazione, allora in questo caso è meglio rivolgersi al pediatra per diagnosticare il problema e risolverlo tempestivamente. Dai 7 ai 9 mesi viene utilizzato il Boel test: si tratta di un esame molto semplice, il termine Boel è un acronimo derivante da una frase in lingua svedese, il cui significato in italiano è “orientamento dello sguardo dopo lo stimolo sonoro”.

Ecco come si svolge: il medico farà suonare un campanellino e valuterà se il bambino reagisce nel modo atteso. Quindi il bambino viene posto in braccio alla madre e il pediatra si siede di fronte, con calma e sorridente per non spaventare il bambino. Attrae la sua attenzione con un bastoncino rosso (detto gripper) e quando il bambino è concentrato sull’oggetto, provoca un rumore improvviso e inatteso al quale il bambino dovrebbe rispondere girandosi verso il rumore. È molto importante che ci sia silenzio, che il bambino non sia spaventato e che le mani siano messe in modo che il bambino non le veda. Il test dura una decina di minuti. Il pediatra è così in grado di avere informazioni sull’udito e sulle capacità uditive e motorie del bambino. Se si tratta di vera e propria sordità, ci sono numerosi apparecchi di ogni tipo per la correzione di questo disturbo.
Però aiutare il bambino con perdita dell’udito ad adattarsi alla vita quotidiana può essere impegnativo. Quindi in questo caso è molto importante mantenere il più possibile la normalità e interagire come si farebbe con qualsiasi altro bambino, per garantire che si sviluppino le abilità sociali e l’essere accettato.

Una corretta funzionalità uditiva è importante per una funzione fonatoria ed un’espressione verbale corrette anche perché un deficit uditivo può causare un ritardo del linguaggio. Quindi è fondamentale rivolgersi inizialmente al pediatra di famiglia e intervenire tempestivamente sui bambini che saranno il nostro futuro.

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