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Acufene rimedi: a che punto è la ricerca scientifica?

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L’acufene è un disturbo molto diffuso ed estremamente fastidioso, che colpisce circa il 10% della popolazione italiana. Fischio alle orecchie, tinniti, ronzii dalla provenienza ignota infastidiscono chi ne soffre con frequenza più o meno costante, fino a condizionare il normale svolgimento delle attività quotidiane. Il disturbo, inoltre, è piuttosto complesso, dal momento che può essere causato da diversi fattori (talvolta connessi tra loro), oppure essere esso stesso sintomo di un’altra patologia. È questo il motivo per cui molto spesso, non riuscendo a individuare la causa precisa del fastidio e, dunque, il trattamento più idoneo, si è costretti a convivere a lungo con l’acufene e con le conseguenze che esso comporta.

Acufene rimedi: su cosa si stanno focalizzando gli studi di settore?

Gli approcci proposti oggi per la gestione dell’acufene sono moltissimi: si va dalla musicoterapia per alleviare i sintomi alla cura farmacologica, dai generatori di suono della TRT agli apparecchi acustici, fino alla scelta in alcuni casi estremi di un impianto cocleare. Mentre alcune di queste tecniche vengono abitualmente adottate nella pratica clinica, molte altre soluzioni che pure vengono spesso suggerite sono ancora considerate strategie sperimentali: la stimolazione magnetica transcranica, l’uso di integratori alimentari e alcuni trattamenti farmacologici, ad esempio, sono sconsigliati da diverse pubblicazioni e ricerche.

Ad oggi, tuttavia, si può dire che non sia stata ancora definita una cura universale, che sia valida per tutti e in tutti i casi. Questa mancanza è dovuta di certo anche al fatto che lo sforzo accademico è sempre stato maggiormente orientato all’approfondimento delle cause dell’acufene, la sua fisiologia e la sua connessione al benessere complessivo dell’organismo e allo stile di vita. Soltanto poche indagini si sono, invece, soffermate sulle pratiche di intervento e sulla loro efficacia.

Eppure alcune nuove tecnologie si stanno testando negli ultimi anni al fine di proporre un efficace rimedio per l’acufene. Alcune ricerche, ad esempio, stanno rivelando l’efficacia della stimolazione elettrica del nervo vago, che potrebbe essere adottata come trattamento per diversi problemi neurologici e anche per l’acufene. Questa innovazione mira a sopprimere o alterare quelle attività del cervello che sono connesse alla stimolazione sonora o addirittura a ridurre la percezione del suoni.

Altre ricerche sono attualmente in corso in merito all’utilizzo di apparecchi acustici (anche combinati a dei generatori di suono) come rimedi per l’acufene, per definire l’effettiva efficacia del loro utilizzo. Fermo restando che la maggior parte delle persone che soffrono di acufene riportano anche un deficit uditivo, l’apparecchio acustico si è rivelato col tempo un valido aiuto perché amplifica i suoni naturali riportandoli alla loro giusta percezione, e così facendo maschera gli acufeni e ne limita il fastidio. Ciò che le indagini scientifiche mirano ora a verificare è se l’apparecchio acustico sia utile anche a quei pazienti che presentano acufene ma hanno un’ipoacusia soltanto lieve o moderata e, sebbene le ricerche attuali sembrino riscontrare miglioramenti anche per questa tipologia di pazienti, non si possiedono ancora numeri sufficienti che possano certificarne l’evidenza.

Altro trattamento, già molto praticato, che è ancora oggetto di indagine, è la musicoterapia: diverse ricerche hanno rilevato sostanziali miglioramenti nei pazienti partecipanti agli studi, addirittura riscontrando cambiamenti nella loro materia grigia. Questo tipo di ricerche, tuttavia, non è mai stato condotto al di fuori della Germania, dunque è opportuno replicarlo altrove.

Vi è poi tutta quella branca di trattamenti che riguarda gli interventi psicologici e l’auto-aiuto, il cui obiettivo è di ridimensionare le reazioni emotivamente negative all’acufene, attualmente al centro di numerosi approfondimenti. L’acufene, infatti, ha evidenti implicazioni di natura psicologica, dal momento che si accompagna spesso a disturbi del sonno, fobie e alterazioni dell’umore, che non fanno che renderlo ancor più difficile da debellare. In questo ambito, diverse ricerche si sono recentemente soffermate nel valutare l’efficacia di alcune esperienze di CBT (terapia cognitivo comportamentale) internet based, che sfruttano, cioè, il web come canale alternativo di intervento. Diversi studi, infatti, hanno già dimostrato l’efficacia dei trattamenti di CBT online. Il Tinnitus eProgramme creato da una terapista britannica, ad esempio, è disponibile online dal 2009 e fruibile gratuitamente; esso mira a fornire alle persone rimedi per l’acufene legati alla gestione delle conseguenze psicologiche che esso comporta e alla limitazione dei suoi effetti sulla vita quotidiana, fornendo strumenti di auto-aiuto come gli esercizi di rilassamento e di attenzione. Le ricerche attuali, dunque, hanno l’obiettivo di capire in che misura la consapevolezza può influire sulla percezione dell’acufene.

Attualmente le ricerche riconosciute e focalizzate sui rimedi per l’acufene sono oltre 30, ma la loro fondamentale criticità è che vengono condotte in modo indipendente e su campioni spesso ridotti. L’ulteriore passo che la ricerca accademica deve compiere è quello di condividere i metodi e soprattutto replicare le indagini, in modo che i risultati siano il più possibile attendibili e ciò possa tradursi in un beneficio sempre maggiore per i pazienti.

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