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Come funzionano gli apparecchi acustici: tutto quello che devi sapere

come funzionano gli apparecchi acustici
Ecco come funzionano gli apparecchi acustici
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Lo sapevi che il primo apparecchio acustico fu sviluppato nel XIII secolo? Quella volta le persone con problemi di udito si “arrangiavano” con delle vere e proprie “corna” di bovini e ovini. Non erano in grado di amplificare il suono. La forma a imbuto delle corna permetteva di far entrare il suono e introdurlo nell’orecchio. Con gli anni queste “trombe acustiche” o “cornetti acustici” iniziarono a essere prodotti industrialmente.

Ma ve lo immaginate al giorno d’oggi di essere seduti al bar, ed estrarre questo arnese a forma di corno per cercare di seguire la conversazione con un’amica o parente?

Fortunatamente non è più così. Dalle corna di animale siamo passati a piccoli gioielli tecnologici, pratici e discreti. Questa nuova tecnologia ti permette di rimanere giovane e indipendente, per non perderti neanche una risata in risposta alla battuta detta da un tuo collega di lavoro o da tuo figlio.

Ma se non li hai ancora indossati (o se li indossi già), ti sarà capitato di chiederti “ma come fanno a funzionare gli apparecchi acustici?”

 Come sono fatti gli apparecchi acustici

Tutti gli apparecchi acustici hanno tre componenti principali: il microfono, l’amplificatore e l’altoparlante.

  • Il microfono “raccoglie” i suoni che ti circondano. Questi suoni sono analizzati da un chip che li codifica per trasmetterli all’amplificatore.
  • L’amplificatore aumenta il volume dei suoni recepiti tramite il microfono e li trasporta all’altoparlante.
  • L’altoparlante, infine, ha il compito di incanalare i suoni amplificati nell’orecchio, così da supportare l’udito della persona che lo indossa.

Queste tre componenti principali però, nonostante si possa pensare siano tutto quello di cui si ha bisogno per raggiungere lo scopo, non sono sufficienti ad aiutare i deboli di udito. Infatti mancano delle componenti essenziali che distinguono un semplice amplificatore da un apparecchio acustico riconosciuto dal Ministero della Salute; sto parlando di specifici hardware che lavorano con il rispettivo software.

Il software è il cuore, il vero motore che, con un determinato calcolo matematico, un algoritmo studiato e custodito come un ingrediente segreto di una ricetta di cucina dai vari produttori di apparecchi acustici, elabora i segnali raccolti dai microfoni per selezionare la voce e separarla dal rumore, per dare supporto cognitivo, e semplificare la vita alle persone con un calo di udito.

 Cosa succede poi al suono quando entra nelle tue orecchie?

L’orecchio converte le onde sonore amplificate in impulsi elettrici. Questi impulsi vengono inviati al cervello, che ha il compito di processarli. Sentiamo con le nostre orecchie ma capiamo il significato dei suoni (e quindi le parole) con il nostro cervello.

 Sentire è pensare

Il compito degli apparecchi acustici in realtà non è quello che tutti pensano, cioè quello di farti sentire. Ma di farti capire. Un udito sano è direttamente connesso con la salute delle nostre capacità cerebrali.

La sordità infatti è un problema di salute che va trattato il prima possibile e non trascurato. Purtroppo capita troppo spesso che le persone si nascondano dietro ad un dito, ignorando o posticipando la risoluzione del problema. In Italia una persona aspetta in media dagli 8 ai 10 anni prima di intervenire. Senza sapere a che rischi di salute può andare incontro, come ad esempio favorire in chi ne soffre, il progredire di Alzheimer e demenza senile.

Come influisce la sordità sulla vita delle persone? Ne parla anche il neurologo Ferdinando Schiavo dell’ospedale di Udine, autore di “Malati per forza”:

  «La sordità è un fenomeno progressivo, bilaterale e spesso silenzioso. Un fenomeno di cui spesso i soggetti colpiti sono inconsapevoli, pur vivendo con difficoltà la comunicazione con gli altri. Aumenta l’insoddisfazione per la propria vita, diminuisce il coinvolgimento in attività sociali e rapporti interpersonali».

Come una pianta che si nutre di acqua e di luce per sopravvivere, anche il nostro cervello rimane in salute e preserva le sue funzioni  grazie ai suoni e alle parole.

Recenti studi internazionali hanno confermato la connessione tra problemi di udito (o ipoacusia) e accelerazione del declino cognitivo (soprattutto tra i soggetti che mostravano già i primi segni di demenza). Questo rischio, come sottolineato dal dott. Schiavo, deve indurci a porre più attenzione nei confronti del nostro udito.

Molti danno per scontato il proprio udito; ma non danno per scontato che un problema d’udito possa portare a conseguenze più gravi per la propria salute. Per questo è importante capire come funzionano gli apparecchi acustici e come ti aiutano a compensare la perdita uditiva (che può essere indotta da diversi fattori).

Gli apparecchi acustici però non sono come gli occhiali da vista

Non iniziano a funzionare appena li indossi, e non ripristinano l’udito come gli occhiali con la vista. C’è un percorso di adattamento e sintonizzazione da seguire. In molti trascurano questa parte, convinti che l’apparecchio funzionerà dal giorno zero, senza dover fare aggiustamenti personalizzati. Per la vista è così, le diottrie sono quelle, e c’è anche la possibilità di sottoporsi a un’operazione per recuperare la vista ottimale. Per le orecchie non è così purtroppo.

Le nostre orecchie figurativamente parlando sono sì i nostri occhi, ma anatomicamente parlando non è così. Il suono è complesso così come il funzionamento delle nostre orecchie.

Ecco perché il funzionamento degli apparecchi acustici è sì dato dai suoi componenti (microfono, amplificatore e altoparlante) ma anche dalla gestione in sé di questi piccoli dispositivi tecnologici. Infatti, come l’ottico sceglie e adatta le lenti a seconda delle diottrie mancanti, lo stesso avviene per gli apparecchi acustici. Ma non in modo standard e immediato.

Una volta pronti, gli occhiali da vista li indossi e vedi come un film in alta definizione. L’apparecchio acustico ha bisogno di più manovre e “programmazioni” per arrivare a un ascolto ottimale (che bada bene, non sarà al 100% come un tempo, ma sarà di gran lunga un altro mondo rispetto al sentire come fossi sott’acqua).

Il funzionamento degli apparecchi è quindi subordinato a un lavoro continuo dell’audioprotesista. Il quale, controllo dopo controllo aggiusta le frequenze in modo tale che l’apparecchio funzioni nel modo corretto, e che ti permetta un ascolto e comprensione delle parole il più confortevole possibile.

 

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