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Dislalia audiogena

dislalia
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I disturbi fonetico fonologici, intesi comunemente come “dislalie” sono alterazioni articolatorie organiche o funzionali, selettive o generalizzate, degli organi del tratto vocale sopraglottico.
Già nel 1830 Shultess, definì con il termine di “dislalia” l’impossibilità di articolare uno o più fonemi.
Si tratta di un difetto di articolazioni o di sviluppo ritardato di patterns articolatori che comprende, sostituzioni, distorsioni, omissioni trasposizioni dei suoni linguistici.
È un disturbo di tipo, “periferico“ che va differenziato dalla disartria disturbo motore del linguaggio che deriva da una lesione di tipo neurologico che coinvolge la componente motoria del linguaggio, ed è caratterizzata da una scarsa capacità di articolazione dei fonemi.
Le cause di questi disturbi articolari periferici, che possono essere vocalici o consonantici, possono essere legati a fattori organici o funzionali.
Tra i fattori organici ricordiamo le alterazioni morfologiche congenite ed acquisite dei vari organi sopra menzionati.
Per forme funzionali intendiamo i disturbi articolari sulla cui patogenesi non si rileva alcuna causa organica.
Il paziente non trova l’esatto luogo o modo di articolazione per l’esecuzione di uno o più fonemi e persiste in un errore articolatorio sistemico.
Nei primi anni di vita queste alterazioni sono frequentemente presenti.
Si evidenziano sostituzioni di fenomeni (paralalia) omissioni o distorsioni che inizialmente non si devono considerare come patologiche, in quanto legati allo sviluppo ed alla evoluzione del linguaggio, e come tali, sono considerate fisiologiche ed evolutive.
Evolvendo il linguaggio, gradatamente migliora l’articolazione e di conseguenza scompaiono le alterazioni rilevate.
Il persistere di tali disturbi, senza deficit organici periferici depone per un disturbo fonetico fonologico, di tipo funzionale legato principalmente a

  • Atteggiamento errato educativo fonologico
  • Fattore imitativo ambientale
  • Ritardo semplice di parola
  • Ritardo specifico di linguaggio
  • Tachilalia tartagliamento
  • Disturbi di discriminazione
  • Deficit uditivo

Quando l’intelligibilità del messaggio è compromesso, il disturbo articolare che si evidenzia diviene molto più complesso perché interviene lo sviluppo e l’acquisizione del linguaggio in toto.
Una forma particolare di disturbo fonetico – fonologico è la dislalia audiogena.
Il disturbo articolatorio infatti non è legato ad un danno organico, né ad un deficit funzionale, ma è causato dall’alterato ascolto del bambino che quindi articola in maniera scorretta i fonemi, non discriminando correttamente ciò che gli viene trasmesso.
Appare quindi importante, perdurando con lo sviluppo del linguaggio un disturbo articolatorio periferico, eseguire accertamenti audiologici per evidenziare od escludere un deficit uditivo.

L’ipoacusia preverbale può essere una causa

L’ipoacusia nei bambini è infatti più frequente di quanto si supponga.
Colpisce 1-3 bambini su 1000. È importante in caso di sordità una correzione nell’età neonatale e nei primi anni di vita per evitare uno sviluppo alterato della capacità linguistica, legata ad un errato ascolto.
Bisogna valutare l’eventuale tipo di sordità che può essere di tipo trasmissivo, frequenti nei bambini per patologie rinogene che si diffondono attraverso la tuba all’orecchio medio, quindi reversibili in seguito a terapia medica o chirurgica.

  • Di tipo neurosensoriale, irreversibile.

Nella sordità lieve, insorta nel periodo preverbale l’acquisizione del linguaggio avviene secondo i tempi normali senza conseguenze importanti sui diversi aspetti fonetici e linguistici.
Nelle sordità medie il ritardo del linguaggio è abbastanza evidente.
Vi è nasalità della voce. Difettosa articolazione delle consonanti S, Z, SC, R mentre L, C, G possono venire omesse o sostituite.
Nelle sordità gravi a parte il notevole ritardo del linguaggio, e la voce quasi “gridata“ la dislalia audiogena è marcata, con coinvolgimento anche delle vocali, (specie U ed I).
Nelle sordità insorte durante lo sviluppo del linguaggio, tanto più è avanzato il quadro di acquisizione dello stesso, tanto meno evidenti sono le alterazioni.
La diagnosi precoce nei primi anni di vita evita, quindi un tardivo intervento terapeutico (medico chirurgico, protesico e foniatro-logopedico) che può comportare non solo un mancato ulteriore sviluppo, ma pure una regressione ed una perdita di quanto non ancora stabilizzato nei processi di apprendimento.

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Gianfranco Cupido

Gianfranco Cupido

Docente universitario di Otorinolaringoiatria
Gianfranco Cupido, nato a Palermo il 04/03/1947, laureato in Medicina e Chirurgia nel 1971, con specializzazione conseguita nel 1974 in “Otorinolaringoiatria e patologia Cervico-Facciale”. Nel 1978 ha conseguito l’idoneità nazionale ad Aiuto di Otorinolaringoiatria e dal 1980 al 1992 è stato un rinomato Ricercatore Universitario. In seguito è stato nominato Professore Associato in Foniatria nel 1980 e attualmente ricopre questo ruolo presso l’Università di Palermo. Ha diverse docenze nelle scuole di specializzazione in Otorinolaringoiatria, Oncologia medica, Chirurgia toracica, Medicina interna, Chirurgia di urgenza e inoltre è docente dei corsi di Laurea in Fisioterapia e Logopedia. Il prof. Gianfranco Cupido è autore di 130 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali ed è Presidente del corso di Laurea in Logopedia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Palermo. Partecipa a congressi nazionali e internazionali di interesse otorinolaringoiatrico.