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La tuba di Eustachio nella funzione uditiva

tuba di eustachio
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Di cosa stiamo parlando?

La tuba di Eustachio (detta anche Tromba di Eustachio) ricopre un ruolo centrale ed incide sulla fisiologia dell’udito e sul drenaggio delle cavità dell’orecchio medio.
Nel XVI secolo a Roma Bartholomeo Eustachius effettuò la prima dissezione anatomica della tuba, evidenziando la continuità della mucosa faringea con quella tubarica.
Si tratta di un condotto che collega l’orecchio medio (cassa timpanica) con la faringe (detta rinofaringe).

Le funzioni fisiologiche della tuba permettono:

  1. Una compensazione della pressione tra l’esterno e la cassa timpanica, assicurando un equilibrio pressorio tra le due parti;
  2. Favoriscono un corretto deflusso del muco presente sulla mucosa della tuba;
  3. Evitano il passaggio di agenti patogeni dalla faringe all’orecchio medio;
  4. Impediscono ai normali rumori corporei (respiro, voce, battito cardiaco, deglutizione, movimenti articolari) di andare a battere direttamente sul timpano, causandoci enorme fastidio.

La tuba di Eustachio è un condotto fibro-cartilagineo lungo nell’adulto 35-45 mm con decorso obliquo.
Nel bambino è più corta e presenta un decorso orizzontale, ciò spiega le maggiori frequenze di patologie auricolari da causa rinogena nell’infanzia.
La tuba si divide in una porzione ossea, lunga circa 10 mm, scavata nell’osso temporale, fissa, che si apre sulla parete anteriore delle cassa timpanica, ed in una porzione fibrocartilaginea, anteriore mediale.

Il ruolo fondamentale della tuba di Eustachio

L’orificio faringeo o padiglione della tuba, è posto sulla parete laterale del rinofaringe, un centimetro dietro la coda del turbinato inferiore, ed è sporgente sulla parete faringea. In un soggetto normale a riposo la tuba di Eustachio è chiusa. Il passaggio di aria avviene, in maniera intermittente, durante la deglutizione e lo sbadiglio.
Questi due fenomeni determinano, insieme alla fonazione un innalzamento del velo del palato con contrazione del muscolo tensore del palato.
La tuba uditiva è chiusa durante la fonazione, evitando il passaggio dei suoni vocali nella cassa timpanica.
Si tratta di un meccanismo di protezione contro la propagazione retrograda dei suoni vocali e delle variazioni di pressione durante la respirazione.
Quindi la tuba si deve considerare un lume virtuale che si apre durante la veglia una volta al minuto e durante il sonno una volta ogni cinque minuti.
L’apertura della tuba uditiva avviene dall’avanti all’indietro la chiusura dell’indietro all’avanti.
Questo modo di progressione è ottimale perché l’apertura inversa provocherebbe un aumento di volume nella cassa aggravando la depressione e determinando un clic udibile durante l’apertura dell’orifizio faringeo.
La chiusura passiva e permanente della tuba è assicurata dalla elasticità della cartilagine, dalla proprietà di aderenza di superficie della mucosa, dalle pressioni intertissutali peritubariche.
L’apertura intermittente della tuba è legata ad un fattore attivo dovuto alla contrazione sinergica dei muscoli tubarici, e da un fattore passivo realizzato da un costituente del muco simile al surfactante degli alveoli polmonari (STILS) Surface tension lowering substance la cui presenza abbassa la tensione superficiale del muco tubarico, e facilita passivamente l’apertura della tuba, indotta dai fattori attivi descritti.

Patologie, prevenzione e terapie

La complessa struttura anatomica e la fisiologia della tuba evidenziano come una alterata funzione predisponga ad una patologia dell’orecchio medio e quindi ad un deficit uditivo il più delle volte, almeno inizialmente, transitorio.
Per svariate cause la tuba di Eustachio può ostruirsi: neoplasie rinofaringee, ipertrofia adenoidea, rinite allergico-vasomotoria rinosinusite.
La disfunzione tubarica che ne consegue causa non solo un deficit uditivo, ma anche otalgia, sensazioni di pienezza e ovattamento dell’orecchio, solletico, acufeni e turbe dell’equilibrio.
In presenza di questi sintomi, prima di iniziare una terapia che potrebbe essere non appropriata, è indispensabile eseguire una visita Otorinolaringoiatra corredata da fibroscopia faringea (ovvero uno studio del rinofaringe) ed esame audioimpedenzometrico.
Tali accertamenti sono utili per evidenziare o escludere una marcata ipertrofia adenoidea, una neoformazione delle fosse nasali o della rinofaringe (regione peritubarica), flogosi nasale, deviazione del setto nasale specie nella porzione ossea, per potere predisporre un trattamento terapeutico appropriato medico e/o chirurgico, che eviti la cronicizzazione della patologia con irreversibilità dei disturbi, specie a carico dell’udito.

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Gianfranco Cupido

Gianfranco Cupido

Docente universitario di Otorinolaringoiatria
Gianfranco Cupido, nato a Palermo il 04/03/1947, laureato in Medicina e Chirurgia nel 1971, con specializzazione conseguita nel 1974 in “Otorinolaringoiatria e patologia Cervico-Facciale”. Nel 1978 ha conseguito l’idoneità nazionale ad Aiuto di Otorinolaringoiatria e dal 1980 al 1992 è stato un rinomato Ricercatore Universitario. In seguito è stato nominato Professore Associato in Foniatria nel 1980 e attualmente ricopre questo ruolo presso l’Università di Palermo. Ha diverse docenze nelle scuole di specializzazione in Otorinolaringoiatria, Oncologia medica, Chirurgia toracica, Medicina interna, Chirurgia di urgenza e inoltre è docente dei corsi di Laurea in Fisioterapia e Logopedia. Il prof. Gianfranco Cupido è autore di 130 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali ed è Presidente del corso di Laurea in Logopedia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Palermo. Partecipa a congressi nazionali e internazionali di interesse otorinolaringoiatrico.