Ipoacusia

Ipoacusia neurosensoriale: cause, sintomi e possibili rimedi

signore anziano non sente mano orecchio
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Alla base di una perdita uditiva di questo tipo avviene un deficit nel meccanismo di trasmissione del suono. Ecco di cosa si tratta, quali sono le principali cause e i sintomi più ricorrenti, alcuni possibili approcci riabilitativi e quando è possibile richiedere l’invalidità civile.  

Ipoacusia neurosensoriale è il termine medico utilizzato per identificare tutte le forme di perdita uditiva riconducibili ad un malfunzionamento dell’organo uditivo che impedisce una corretta trasmissione del suono dalle orecchie al cervello. 

Ma andiamo per gradi ed esploriamo gradualmente questa condizione che impedisce a chi ne soffre di sentire come vorrebbe, fino a causare – nelle situazioni più critiche – uno stato uditivo prossimo alla sordità totale (cofosi).  

Funzionamento uditivo: il ruolo di coclea e nervo acustico

Prima di addentrarsi nell’ipoacusia neurosensoriale, è giusto fare una piccola digressione spiegando brevemente come funziona il nostro sistema uditivo. E, soprattutto, quali sono le parti dell’organo dell’udito direttamente coinvolte nel processo d’ascolto. 

In estrema sintesi, l’ascolto di un suono o una voce funziona in questo modo: la coclea, una piccola chiocciola situata nella sezione interna dell’orecchio, cattura le onde sonore dall’esterno e le trasmette sotto forma di vibrazioni al nervo acustico. A sua volta, il nervo acustico veste i panni di “interprete” in quanto traduce queste vibrazioni in impulsi elettrici da inviare al cervello. Grazie a quest’opera di traduzione, le parti del cervello deputate alla comprensione dei suoni e del linguaggio riescono a interpretare correttamente il messaggio e ad elaborarlo.

Ecco, questa breve panoramica sul funzionamento uditivo può sicuramente aiutare a comprendere più facilmente l’ipoacusia neurosensoriale, ovvero una condizione in cui una di queste due parti fondamentali per la trasmissione del suono, coclea o nervo acustico, risulta danneggiata. O quando, per qualsiasi altro motivo, non riesce a svolgere il proprio compito nel migliore dei modi.

Tuttavia, così come spesso capita quando si parla di perdita uditiva, anche l’ipoacusia neurosensoriale presenta un quadro clinico sfuggente essendo un disturbo multifattoriale, ovvero dipendente da più cause. A rendere ancora più complesso formulare una diagnosi precisa di questa specifica condizione è il fatto che può manifestarsi in diversi modi ed entità. E coinvolgere una o entrambe le orecchie, così come tutte le altre forme di ipoacusia.

Ragion per cui, soltanto uno specialista – in seguito ad una visita – potrà essere in grado di formulare una diagnosi precisa e orientare il paziente verso il miglior percorso possibile di recupero uditivo per limitare l’impatto dell’ipoacusia neurosensoriale sulla vita di tutti i giorni. 

Ipoacusia neurosensoriale bilaterale

Come suggerisce la denominazione, l’ipoacusia neurosensoriale bilaterale si manifesta quando il calo uditivo coinvolge tutte e due le orecchie. Rappresenta senz’altro una condizione più invalidante rispetto ad una ipoacusia monolaterale. E in questi casi, l’utilizzo di apposite protesi acustiche potrebbe rendersi ancora più necessario per vivere una quotidianità più soddisfacente e meno vincolata dalle restrizioni imposte dal deficit uditivo.

A sua volta, l’ipoacusia neurosensoriale bilaterale può essere simmetrica o asimmetrica, ovvero la perdita uditiva può essere della medesima entità per ambedue le orecchie oppure può avere gravità differente l’una dall’altra.   

Le cause principali

Alla base di ipoacusia neurosensoriale possono esserci cause di varia natura inerenti allo stile di vita, a fattori genetici o, semplicemente, all’usura fisiologica del sistema uditivo dovuta all’invecchiamento.

Le principali motivazioni possono essere così sintetizzate:

  • presbiacusia: ogni persona, con il trascorrere degli anni, è destinata a sentire sempre meno. È uno dei tanti prezzi che il fisico deve pagare per il tempo che passa. In questo caso, l’ipoacusia neurosensoriale si manifesta perché le cellule che popolano la coclea e che aiutano a sentire, le cosiddette cellule ciliate, man mano che passa il tempo si danneggiano e diventano gradualmente meno efficienti;
  • ipoacusia da rumore: l’esposizione costante e prolungata ai rumori (es. tendenza a sentire le cuffie ad alto volume, oppure uno shock acustico causato da un improvviso boato (es. colpo d’arma da fuoco, esplosione di un macchinario ecc.) può provocare una perdita uditiva. Nel caso specifico dell’ipoacusia neurosensoriale, l’esposizione ai rumori può causare un danneggiamento significativo della coclea; 
  • lesioni alla testa: incorrere in un incidente che in qualche modo coinvolge il cranio può arrecare danni al nervo acustico. E, di conseguenza, scaturire ipoacusia neurosensoriale;
  • fattori genetici: in particolare, anomalie congenite dell’organo uditivo che non consentono una corretta trasmissione del suono dovute, per esempio, ad indesiderati contrattempi durante la gravidanza della madre;
  • malattie o tumori: per esempio, la sclerosi multipla o la meningite possono alterare le capacità uditive di chi ne è affetto, ma non solo.

I sintomi più ricorrenti

Così come quasi tutte le tipologie di perdita uditiva, anche l’ipoacusia neurosensoriale si manifesta attraverso alcuni indizi abbastanza inequivocabili, tra cui:

  • difficoltà a sentire suoni e voci soprattutto in ambienti aperti e affollati;
  • tendenza ad aumentare a dismisura il volume della tv;
  • tendenza ad aumentare il volume della propria voce durante le conversazioni.

A queste manifestazioni possono associarsi anche episodi di acufene (fischio nell’orecchio) o vertigini.

Possibili trattamenti

Premessa d’obbligo: attualmente è impossibile guarire dall’ipoacusia neurosensoriale. Tuttavia, come accennato in precedenza, esistono alcuni approcci riabilitativi utili ad ottenere un recupero dell’udito tale da consentire di condurre una vita senza particolari vincoli. 

Nello specifico, ci sono due possibili trattamenti per limitare le spiacevoli conseguenze di questo deficit uditivo, ovvero:

  • impianto cocleare: si tratta di un piccolo apparato elettronico da impiantare chirurgicamente in prossimità del nervo acustico che serve a “sostituire” la coclea quando non riesce a svolgere il suo compito, ovvero quello di tradurre le vibrazioni in impulsi elettrici e inviarli al cervello. Questa soluzione necessita una prescrizione medica da parte di un otorinolaringoiatra ed è indicata soprattutto per i casi più gravi di ipoacusia neurosensoriale;
  • apparecchi acustici: si tratta di supporti esterni altamente tecnologici da inserire nelle orecchie, che necessitano di un’apposita programmazione da parte di un tecnico audioprotesista, in grado di amplificare o calibrare il suono in entrata a seconda delle specifiche esigenze della persona. Questa soluzione, invece, è meno invasiva rispetto all’impianto cocleare e si rivela efficace nei casi lievi e moderati di ipoacusia neurosensoriale.

Ipoacusia neurosensoriale e invalidità

La legge italiana prevede alcune circostanze in cui l’ipoacusia neurosensoriale può essere riconosciuta a tutti gli effetti una condizione di disabilità o di invalidità civile. È il caso in cui il deficit uditivo risulti tale da alterare le normali capacità di apprendimento e comunicazione della persona. 

Per la precisione, la legge n.95 del 20 febbraio 2006 definisce i parametri per il riconoscimento dell’ipoacusia come invalidità civile. 

«Agli  effetti  della presente legge si considera sordo il minorato sensoriale  dell’udito  affetto  da  sordità  congenita  o acquisita durante  l’età evolutiva (i primi 12 anni di vita, ndr) che  gli  abbia  compromesso  il  normale apprendimento  del linguaggio parlato, purché la sordità non sia di natura  esclusivamente  psichica  o dipendente da causa di guerra, di lavoro o di servizio».

A norma di legge, l’accertamento del deficit uditivo deve essere effettuato dalla commissione sanitaria provinciale presso l’ufficio del medico provinciale composta da:

  • il medico provinciale che presiede la commissione;
  • un medico specialista in otorinolaringoiatria designato dal capo dell’Ispettorato provinciale del lavoro;
  • un medico incaricato dalla sezione provinciale dell’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza delle persone con disabilità uditive.

Sintetizzando, è possibile fare richiesta per il riconoscimento dell’ipoacusia come invalidità civile (e quindi come “sordità”) soltanto per i minori di 12 anni con una riduzione uditiva di almeno 60 decibel e per gli over 12 con una riduzione uditiva di almeno 75 decibel. Questi ultimi, però, devono dimostrare che il deficit uditivo sia insorto prima del compimento dei 12 anni.

In entrambi i casi, dopo aver verificato la storia clinica e sociale del paziente, lo Stato prevede un assegno mensile che si aggira sui 250€ circa

Cosa possono fare gli adulti che hanno avuto un calo uditivo dopo i 12 anni?

Possono presentare un’istanza per richiedere la fornitura gratuita di apparecchi acustici presso l’ASL o l’INAIL. Per farlo, è necessario presentare la documentazione che attesti la diagnosi di ipoacusia neurosensoriale e l’eventuale presenza di altre disabilità. 

Al fine di poter beneficiare di questa possibilità prevista dal Sistema Sanitario Nazionale, è necessario che venga riconosciuta una disabilità totale superiore al 34% e che tra le patologie sia indicata anche l’ipoacusia neurosensoriale (o altri disturbi uditivi).

Come fare prevenzione?

La tempestività è fondamentale per evitare che un’eventuale problematica uditiva possa gradualmente peggiorare e arrivare ad avere ripercussioni fisiche e sociali anche piuttosto serie.

La prevenzione, quindi, passa dai piccoli accorgimenti inerenti alla protezione delle orecchie in ambienti particolarmente rumorosi, usando per esempio appositi tappi, oppure non esagerando con il volume quando si utilizzano le cuffie per ascoltare la musica

Altrettanto utili possono essere alcuni piccoli accorgimenti nello stile di vita evitando, per esempio, di esagerare con gli alcolici o di fumare le sigarette poiché secondo alcuni studi recenti potrebbero aggravare la perdita uditiva.

Fare prevenzione significa anche fare controlli uditivi, quindi effettuare con cadenza annuale – soprattutto dai 45 anni in su – una visita otorinolaringoiatrica o appositi esami audiometrici in grado di restituire una panoramica dettagliata sullo stato di salute del proprio udito.

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