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Neurinoma acustico: la sentenza del tribunale di Ivrea

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È di pochi giorni fa quella che si può ormai definire una sentenza storica da parte del Tribunale di Ivrea, che per la prima volta al mondo ha affermato l’esistenza di una relazione di causa-effetto tra l’uso prolungato del cellulare e il rischio di contrarre tumori al cervello.

Un dipendente Telecom, infatti, ha ottenuto una rendita vitalizia da parte dell’Inail per aver contratto un neurinoma acustico, secondo i giudici a causa del numero di ore trascorse ogni giorno al telefono per quindici anni. Sette anni fa gli era stato diagnosticato il tumore e attualmente il paziente, che ha subito una asportazione del nervo acustico, è sordo all’orecchio destro.

Si tratta, in realtà, di una sentenza molto discussa, che ha inevitabilmente innescato un acceso dibattito sui social e sulla quale è intervenuta anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quest’ultima ha ribadito che negli ultimi venti anni sono state condotte numerose ricerche sul tema, senza che si sia dimostrata alcuna evidenza della relazione tra cellulare e rischio di tumori. Tuttavia, nel 2011 proprio l’OMS aveva inserito i campi elettromagnetici generati dai dispositivi mobili nel gruppo 2B dei possibili cancerogeni, evidenziando un aumento del rischio di glioma per quegli utenti che utilizzano il cellulare per molte ore al giorno.

La stessa OMS ribadisce l’importanza di condurre nuovi studi sull’argomento per monitorare la situazione; in virtù del fatto che l’utilizzo di questi dispositivi ha una diffusione ormai capillare e che l’eventualità di un rischio di neurinoma acustico è assolutamente da scongiurare per la qualità della vita.

Ma cos’è, precisamente, un neurinoma acustico?

Il neurinoma acustico è una forma benigna di tumore al cervello, che tuttavia comporta un notevole peggioramento della qualità della vita di coloro che ne sono affetti. Il tumore colpisce le cellule di Schwann del nervo vestibolococleare, che avvolgono i prolungamenti dei neuroni e producono mielina, una sostanza indispensabile per velocizzare la conduzione dei segnali nervosi.
L’ottavo nervo cranico, il vestibolococleare appunto, è responsabile del controllo dell’equilibrio e dell’udito, per questo motivo i portatori di un tumore in corrispondenza di questo organo soffrono di vertigini, acufene e perdita uditiva. La principale complicazione di un neurinoma acustico è che talvolta (come nel caso di questa sentenza) esso può prevedere l’asportazione dell’organo e dunque compromettere definitivamente la capacità uditiva, con conseguenze sul lavoro, la comunicazione e le relazioni sociali.

Un’altra difficoltà considerevole consiste nel fatto che la diagnosi di neurinoma acustico è molto difficile. Gli indicatori somigliano a quelli di altre malattie (come la Sindrome di Méniere) e dunque talvolta è difficile individuarlo. Acufeni, ipoacusia, mal di testa, ottundimento, otalgia, perdita di equilibrio sono, infatti, sintomi molto diffusi.

I controlli a cui sottoporsi per ricercare un neurinoma acustico sono molto mirati: test audiometrici per evidenziare le capacità uditive del paziente, risonanza magnetica per determinare posizione e dimensione del tumore e tomografia assiale computerizzata per visualizzare anche gli altri organi.

Se si riuscisse a dimostrare una correlazione tra i campi elettromagnetici a bassa frequenza irradiati dai telefoni cellulari e il cancro al cervello, quindi, il rischio sarebbe davvero altissimo. Non a caso, il Codacons, in seguito al provvedimento del Tribunale, ha ufficialmente richiesto che diventino obbligatorie sui cellulari le avvertenze circa i rischi per la salute umana, come avviene già per i pacchetti di sigarette.

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