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La naturalezza del suono

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Vivere l’esperienza dell’ipoacusia neurosensoriale non è certamente, tra le infinite esperienze possibili, quella di minore impatto sulla qualità della vita di un individuo. Fortunatamente le moderne tecnologie rendono possibile la realizzazione di dispositivi che permettono il recupero di quelle caratteristiche necessarie per la conduzione di una vita normale.

Quando cominciai ad accusare i primi acufeni all’orecchio sinistro ero già alle soglie dei sessant’anni, ma l’acufene non mi impediva ancora di sentire chiaramente il parlato. Col passare del tempo, la situazione cominciò, rapidamente, a diventare insopportabile…avevo difficoltà nella comprensione del parlato. Le persone che mi stavano accanto cominciavano a dare segni di insofferenza e io mi avviai sul sentiero dell’isolamento.

L’idea di una protesi acustica mi creava angoscia e senso di frustrazione – era una scelta che non riuscivo ad accettare – ma il tempo lavorava contro di me.

“Le persone che mi stavano accanto cominciavano a dare segni di insofferenza e io mi avviai sul sentiero dell’isolamento”.

Feci la prima esperienza con una protesi approfittando di una campagna pubblicitaria – la tenni per circa un mese ma alla fine la resi indietro. Con la protesi sentivo di tutto di più, soprattutto i rumori, ma la qualità del parlato, e i suoni in generale, erano assai lontani dalla loro naturalezza.

La cosa che più mi creava angoscia era l’assenza di direzionalità – sentivo i rumori ma non avevo la percezione della loro provenienza – l’emozione che si prova in questo frangente non è trasferibile, se provassi a spiegarlo incontrerei le stesse difficoltà che incontra un qualunque mortale nel dover spiegare cosa sono le nuvole ad una persona nata cieca. Ma questa non fu l’unica esperienza con una protesi acustica – avevo preso coraggio- e questo mi spinse a provare tutti i prodotti reperibili sul mercato della mia città. A parte l’estetica e la qualità dei materiali i prodotti si equivalevano e ciò mi fece allontanare dalla speranza che la tecnologia avrebbe potuto risolvere il mio problema.

Di suggeritori di apparecchi acustici ne avevo a non finire, ma erano solo suggeritori, perchè loro una protesi acustica non l’avevano mai provata.
È pur vero che caratterialmente sono una persona molto esigente, ma se devo spendere dei soldi mi piace spenderli bene, non ha senso comprare una protesi e, dopo poco tempo, metterla da parte, perché non risponde ai miei bisogni.
Il tempo scorreva e il mio “sentire” diventava sempre più angosciante, fu nel bel mezzo di questa angoscia che il mio specialista mi suggerì di provare le protesi della ReSound. Ormai conoscevo benissimo tutti i prodotti del mercato cittadino, ma….ReSound non l’avevo mai sentita nominare.

“Di suggeritori di apparecchi acustici ne avevo a non finire, ma erano solo suggeritori”

Dalle mie parti si dice “la curiosità è un peccato ma è un pensiero levato”, e fu proprio questa curiosità a spingermi a saperne di più sulla ReSound.
Dal web scoprii un mondo a me completamente sconosciuto, ReSound non è la classica azienda che vende prodotti progettati e realizzati da altre aziende, ReSound ha i suoi laboratori di ricerca e i prodotti commercializzati sono progettati e realizzati in ReSound.

L’incontro con l’audioprotesista della ReSound è stato una gran bella esperienza, sia dal punto di vista umano che da quello professionale – dopo pochi minuti di conversazione mi resi subito conto che il mio interlocutore non solo non cercava di vendermi fumo ma le cose che diceva erano frutto di una mixture di alta professionalità e raffinata competenza (virtù ormai rare).Gli lasciai sul tavolo il mio esame audiometrico e rimasi in attesa che ReSound configurasse la protesi adatta alle mie esigenze.

Dopo circa una settimana mi recai nel suo studio per provare la protesi –  l’emozione provata dopo averla indossata non è trasferibile – il primo rumore che ho sentito è stato quello di una tastiera, mi girai di scatto e mi accorsi che il rumore proveniva dalla stanza accanto dove c’era il suo collaboratore che lavorava al pc – avevo la piena percezione della direzionalità – ma questa non fu l’unica sorpresa, le sorprese furono tante e non mi dilungo ad enumerarle, anche perchè le parole non servono a nulla, potete sperimentarlo direttamente, non vi costa nulla è completamente gratuito. La cosa che invece vorrei sottolineare è la naturalezza del suono che non ha, fino ad oggi, competitors da temere.

“mi accorsi che il rumore proveniva dalla stanza accanto dove c’era il suo collaboratore che lavorava al pc”.

Forse ho già detto più di quanto necessario, aggiungo soltanto che rinunciare a migliorare la qualità della propria vita per “mancanza di curiosità” è un vero peccato : “chiedete e vi sarà dato”.

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