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Essere sordi. Cosa vuol dire? Ecco l’esperienza di Davide

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Davide, 37 anni, è “sordo profondo neuro sensoriale bilaterale“, protesizzato fin da piccolo ed abituato all’oralismo. Attraverso la sua esperienza, Davide prova a spiegare cosa significhino per lui queste parole.

Sordità profonda, neuro sensoriale bilaterale.

Che cosa significano queste parole? Non intendo dare una spiegazione medica, penso che il lettore voglia fare un “confronto” fra la propria situazione e quella descritta, per cui conosce già grossomodo il significato di questi termini, comunque reperibili facilmente su internet. Quello che voglio fare è descrivermi, e far capire che certi percorsi di riabilitazione possono portare a buoni risultati. “Sordo profondo” significa, ovviamente, che non ci sento. Quanto non ci sento? Presto detto: nell’audiogramma (quel foglietto dove sulle x stanno le frequenza, e sulle y i db di perdita uditiva) i risultati sono abbastanza simili: per via aerea nell’orecchio sinistro le perdite sono di 95 db a 250 hz, 110 a 500 hz, 120 a 1000 hz, poi più niente. Per l’orecchio destro le perdite sono di 90 db a 250 hz, 100 a 500 hz, 120 a 1000 hz, poi più niente. Per via ossea entrambi gli orecchi hanno perdite di 50 db a 250 hz, 70 a 500 hz, 80 a 1000 hz, poi più niente.

“Quello che voglio fare è descrivermi, e far capire che certi percorsi di riabilitazione possono portare a buoni risultati”.

L’esame dei potenziali evocati acustici treoncoencefalici dice che non sono evocabili bilateralmente. Con gli apparecchi acustici l’audiometria migliora sensibilmente portandomi, relativamente alle sole frequenze sotto i 1000 hz, ad una perdita di 60 db.
La prova MAC relativa alla discriminazione, fatta con entrambe le protesi e prima dell’impianto, portava a questi risultati: 90% riconoscimento dell’uguale-differente, 100% del riconoscimento monosillabo-bisillabo e voce maschile/femminile. La prova dell’identificazione (prova closed set) aveva i seguenti risultati: vocali 44%, parola bisillabiche 75%, parole trisillabiche 70%. Le prove di riconoscimento (open set) e di comprensione non hanno risultati.

“Sento un suono, ma non riesco a distinguere che tipo di suono è, potrebbe essere una persona che mi sta chiamando o un’ambulanza con le sirene accese”.

Che significano tutti questi numeri? In pratica, che ho una sordità profonda. Che, non sentendo le frequenze acute, proprie del parlato, sento un suono, ma non riesco a distinguere che tipo di suono è, potrebbe essere una persona che mi sta chiamando o un’ambulanza con le sirene accese. Significa che me la cavo bene con i suoni gravi (le vocali le sento bene, mentre non sento le consonanti, in particolare la f, s e la z). Significa che in un concerto sento bene il suono dei bassi e del tamburo, ma non riconosco il suono del violoncello. Significa, soprattutto, che per parlare con le altre persone devo appoggiarmi alla lettura labiale (o usare il linguaggio dei segni, ma questa è un’altra storia) e che quindi senza vedere l’interlocutore frontalmente non mi è possibile capire quello che mi sta dicendo. Quindi niente uso del telefono, visione dei film in televisione possibile solo grazie ai sottotitoli, e costante lettura labiale dell’interlocutore. Ultima nota: la mia sordità è rimasta costante, non è peggiorata nel tempo. Questa è la mia esperienza che condiziona parzialmente la mia vita quotidiana ma con la quale ho imparato a convivere.

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