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5 cose che non sapevate sull’inno d’Italia

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5 cose che non sapevi sull'inno di Mameli
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Oggi, due giugno, si festeggia la Festa Repubblica Italiana e noi vogliamo celebrare i suoi ideali e i suoi valori a suon di musica. L’inno d’Italia, conosciuto anche come Fratelli d’Italia o Canto degli Italiani, risuona infatti di tutti i valori dell’Italia risorgimentale, grazie alle parole di Goffredo Mameli e alla musica di Michele Novaro.

Abbiamo raccolto per voi 5 cose che forse non sapevate sull’inno d’Italia. Scopriamo quali sono.

1: L’inno di Mameli è diventato ufficiale solo nel 2017

L’inno di Mameli è stato composto nel 1847 e, fin dalla sua prima esecuzione nel dicembre dello stesso anno, ha riscosso subito un grande successo fra gli Italiani, diventando uno dei canti simbolo del Risorgimento. L’inno risuonò in ogni parte d’Italia durante i moti del 1848, durante la seconda guerra d’indipendenza e durante la spedizione dei Mille. Si dice che lo stesso Garibaldi lo canticchiasse spesso durante la difesa di Roma. Il merito di questa rapida diffusione è dovuto senza dubbio alla sua musicalità e orecchiabilità.

Tuttavia, dopo l’Unità d’Italia nel 1861, venne scelta come inno nazionale la Marcia Reale, di stampo più conservatore, essendo il brano ufficiale di Casa Savoia. Nonostante ciò, quando Giuseppe Verdi compose l’inno delle Nazioni per l’Esposizione Universale di Londra, inserì il testo del Canto degli Italiani e non quello della Marcia Reale, assieme all’inno inglese God save the Queen e alla Marsigliese (anche questo, non ancora divenuto inno nazionale).

Solo l’avvento del fascismo e il bando di tutti i canti che non inneggiassero al Duce impedì all’inno di Mameli di essere eseguito durante le cerimonie ufficiali. Rispetto agli altri canti risorgimentali, però, ebbe una maggior autonomia e libertà. Dopo la seconda guerra mondiale, fu inizialmente scelta come inno nazionale, in sostituzione della Marcia Reale, La canzone del Piave. Dobbiamo aspettare il 12 ottobre 1946 affinché il Consiglio del Ministri approvi l’inno di Mameli come inno provvisorio. Ed è rimasto provvisorio fino al 2017!

Solo il 4 dicembre 2017 le Commissioni degli affari costituzionali della Camera e del Senato infatti hanno approvato il decreto in sede legislativa che riconosce

“il testo del Canto degli italiani di Goffredo Mameli e lo spartito musicale originale di Michele Novaro quale proprio inno nazionale”.

2: A Giuseppe Mazzini non piaceva l’inno di Mameli

Come abbiamo visto, l’inno Mameli ha avuto fin da subito un enorme successo fra gli Italiani. Incontrò però le critiche di Giuseppe Mazzini, che lo giudicava troppo poco marziale e con un testo troppo semplice. Chiese al giovane poeta di redigere un altro testo, e a Giuseppe Verdi di metterlo in musica, ma nemmeno quella versione trovò la sua approvazione.

Michele Novaro invece, il compositore genovese che lo mise in musica, s’innamorò del testo al primo sguardo. Ne ricevette una copia mentre si trovava a Torino in casa di Lorenzo Valerio e, quando gli altri ospiti gli chiesero cosa fosse quel foglio che teneva in mano e che lo aveva fatto commuovere, egli rispose “Una cosa stupenda!”

Ecco cosa il risultato dell’unione tra la musica di Novaro e il testo di Mameli.

3: Mameli aveva solo vent’anni quando ha composto l’inno

Goffredo Mameli nacque nel 1827 e, quando compose l’inno, aveva solo vent’anni. Come poeta fu molto precoce, e alcuni dei suoi componimenti risalgono addirittura agli anni di scuola. Venne conquistato dagli ideali patriottici e combatté al fianco di Garibaldi durante l’assedio di Roma. Durante l’assalto a Villa Corsini venne ferito gravemente ad una gamba e morì il 6 luglio 1849, solo due anni dopo aver composto l’inno d’Italia.

4: Per la prima esibizione accorsero 30.000 patrioti da tutta Italia

Il Canto degli Italiani fece il suo debutto pubblico il 10 dicembre 1847, a Genova. Di fronte al santuario di Nostra Signora di Loreto nel quartiere di Oregina si erano radunati più di 30.000 patrioti provenienti da tutta Italia per la commemorazione della rivolta genovese di Portoria contro gli Austriaci, e lì la Filarmonica Sestrese suonò per la priva volta le note dell’inno di Mameli. Il testo venne stampato e distribuito a tutti i partecipanti al corteo. Dato che la quinta strofa era stata censurata dal governo sabaudo perché troppo antiaustriaca, Mameli la aggiunse a penna.

5: L’inno di Mameli era composto da 5 strofe e solo dopo è stata aggiunta una sesta

Il testo originale del Canto degli Italiani composto da Mameli comprendeva 5 strofe. Solo dopo il 1859 comparve nelle edizioni a stampa una sesta strofa, identica alla prima salvo per i primi due versi che celebrano la gioia per l’Italia unita: “Evviva l’Italia/dal sonno s’è desta”. Tuttavia, le sei strofe non vengono quasi mai cantante per intero e ci si limita ad eseguire soltanto la prima, assieme al ritornello.

E voi? Conoscete le parole di tutte e sei le strofe dell’inno di Mameli? Rispolveriamo il testo integrale:

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Evviva l’Italia
Dal sonno s’è desta
Dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa
Dov’è la vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.

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