Problemi di Udito

Acufene (fischio all'orecchio)

L’acufene è un disturbo uditivo caratterizzato dalla percezione di un rumore (fischio) in assenza di fonti sonore esterne. Può essere un episodio passeggero o una fastidiosa condizione con la quale convivere.
Specialisti dell'udito
Specialisti dell'udito 04/03/2022 13:12
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Cos’è l’acufene?


Ti è mai capitato di sentire un fischio alle orecchie senza che qualcosa o qualcuno nelle vicinanze producesse o, in un certo senso, “giustificasse” la percezione di quel rumore? Se la risposta è sì, probabilmente hai vissuto anche tu almeno un episodio di acufene nella vita. 


Durante questi improvvisi “attacchi” sembra quasi che siano le tue stesse orecchie a fischiare. E che nessun altro sia in grado di sentire questo rumore. 


Non a caso, qualcuno parla di vere e proprie allucinazioni uditive. In parte è vero, ma la situazione è più articolata di così e non può essere relegata ad una semplice illusione. 


Perché l’acufene non è frutto dell’immaginazione. Si tratta, infatti, di un’esperienza uditiva reale


E come spesso accade per i disturbi che coinvolgono l’udito, anch’esso presenta un quadro clinico piuttosto complesso. Sfuggente. Che, talvolta, può celare malesseri sottostanti di varia natura.


Ma andiamo per gradi.


L’acufene è pericoloso?


Premessa: l’acufene non è una malattia, bensì un sintomo che può diventare un disturbo vero e proprio nel momento in cui si cronicizza. Ovvero, quando gli episodi di acufene si ripresentano più volte nel tempo ed hanno una durata e un’entità tale da rendere più difficile la quotidianità di chi ne soffre. 


Al lavoro così come nel tempo libero.


L’acufene, preso a sé stante, per quanto possa presentarsi in maniera frequentemente fastidiosa, non può essere considerata una minaccia per la salute. Tuttavia, in alcune circostanze, potrebbe rivelare la presenza di un possibile disturbo dell’orecchio o di una malattia neurologica


Diventando, nel senso letterale della parola, un vero e proprio campanello d’allarme.


Per questo motivo, non va sottovalutato. A maggior ragione quando si presenta in forma cronica ed è accompagnato da sospetti sintomi extra-uditivi.


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Acufene: i principali sintomi


Il fischio all’orecchio è senz’altro la manifestazione più identificativa di questa condizione, ma l’acufene può assumere le caratteristiche di altri rumori altrettanto fastidiosi, tra cui:


  • ronzio;
  • tinnito;
  • fruscio;
  • pulsazione;
  • squillo;
  • sibilo;
  • stridore;
  • ruggito;
  • una sorta di “clic”.

Questi episodi possono avere tono e durata variabile, presentarsi ad una o entrambe le orecchie, anche con intensità differenti, e mostrarsi in forma acuta oppure - come accennato in precedenza - cronica


Come rivela l’OMS, l’acufene acuto o temporaneo dura per periodi relativamente brevi (da pochi secondi ad alcuni giorni) e si verifica più frequentemente dopo l'esposizione a suoni forti. 


L’acufene cronico, invece, può durare da mesi ad anni.


Acufene soggettivo e acufene oggettivo


Nella maggior parte dei casi, ciò che accomuna i sintomi dell’acufene è la loro natura soggettiva. In altre parole, possono essere percepiti soltanto da chi li vive in prima persona. A questa tipologia, spesso, si associa anche una condizione di ipoacusia, ovvero un calo dell’udito.


Ci sono, però, alcune situazioni in cui si parla di acufene oggettivo: è il caso soprattutto dell’acufene pulsante. In questa rara circostanza, infatti, il fischio o il fruscio va allo stesso “ritmo” del battito cardiaco. Ed uno specialista, dotato di adeguata strumentazione, può essere in grado di cogliere il medesimo rumore percepito dal paziente. 


Ad ogni modo, quando si parla di acufene oggettivo l’origine del tinnito è da attribuire ad una motivazione fisiologica. Riconducibile, tra le varie cose, ad un’alterazione della circolazione sanguigna dovuta ad un restringimento dei vasi oppure a spasmi muscolari di varia natura.  


Con il progresso degli strumenti diagnostici, alcune tipologie di acufene precedentemente catalogate come soggettive sono successivamente diventate oggettive. L’auspicio della ricerca medica è che pian piano potranno essere osservati tutti gli acufeni con il medesimo approccio clinico. 


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Cause e fattori di rischio dell’acufene


Attualmente, le cause dell’acufene sono ignote. Come detto in precedenza, si tratta di un disturbo clinicamente sfuggente. Difficile da diagnosticare e da studiare.


Ciò che si conosce sulla comparsa di questi episodi è che a volte possono manifestarsi come conseguenza di problematiche o traumi strettamente inerenti al sistema uditivo. Altre volte, invece, le motivazioni sono da ricercare in alcuni fattori esterni all’udito.


Partendo dalle rilevazioni statistiche sui pazienti, è possibile annoverare alcuni disturbi, patologie o situazioni legate allo stile di vita che possono agevolarne l’insorgenza, tra cui:


  • Presbiacusia, o più semplicemente perdita uditiva riconducibile all’età. Questa condizione può essere associata alla comparsa di episodi frequenti di acufene in quanto le cellule ciliate, ovvero le cellule deputate a trasmettere il suono al cervello sotto forma di impulsi elettrici, sono logorate dall’usura del tempo e non riescono più a svolgere il proprio compito nel migliore dei modi. Ne può conseguire una specie di corto circuito che si manifesta, appunto, con la percezione di un fischio.

  • Sindrome di Ménière. Si tratta di una malattia derivante da un’alterazione dei fluidi contenuti nell’orecchio interno che svolgono un ruolo fondamentale per l’equilibrio (endolinfa). Questa sindrome, non a caso, si manifesta con forti attacchi di vertigine. E l’acufene, oltre ad essere uno dei sintomi principali di questa condizione (acufene neurologico), secondo molti esperti può essere un importante indicatore in grado di aiutare uno specialista a rilevare precocemente la comparsa della malattia.  

  • Otite interna (labirintite). Così come la sindrome di Ménière, si tratta di una condizione che coinvolge una specifica sezione dell’orecchio deputata all’equilibrio (labirinto). Anche in questo caso, l’acufene si configura tra i principali sintomi.

  • Ipoacusia da rumore. L’esposizione ai rumori forti, breve o prolungata che sia, può causare la comparsa di acufeni. Sentire un fischio alle orecchie subito dopo aver sentito un’esplosione è una delle esperienze più comuni con l’acufene. Ma non sono soltanto i traumi acustici a poterli causare. Anche l’esposizione protratta nel tempo ad un suono o ad un rumore troppo intenso può essere l’origine di episodi di acufene. Talvolta cronici. È il caso, per esempio, dell’abitudine ad un utilizzo scorretto di cuffie o auricolari. O di un lavoro particolarmente esposto ai rumori, soprattutto in fabbrica, in ambito musicale e nelle forze armate. Uno studio, infatti, ha evidenziato la maggiore vulnerabilità all’acufene dei militari e degli ex militari. 

  • Ansia e stress. In questi casi si parla di acufene da stress. E la motivazione della comparsa del fischio all’orecchio è riconducibile ad una stimolazione “eccessiva” della zona cerebrale che comprende il nervo acustico.

  • Farmaci ototossici. Tra le controindicazioni di alcuni antibiotici, antidolorifici e antinfiammatori, può essere segnalata anche l’improvvisa comparsa di fischi all’orecchio nel periodo in cui vengono assunti.  

  • Problemi cardiovascolari. L’acufene pulsante può essere il segnale di un restringimento dei vasi o, in alcuni casi, persino di un principio di arteriosclerosi o di aneurisma.

  • Cervicale. Anche una cattiva postura, traumi al collo, colpi di frusta o l’abitudine a dormire in una posizione scorretta possono essere la causa di fischi, fruscii o ronzii alle orecchie. È il caso dell’acufene da cervicale.

La panoramica delle possibili situazioni mediche o contingenze associate alla comparsa di acufene non finisce qui. Questi episodi, infatti, possono essere correlati anche alla presenza di un tappo di cerume, manifestarsi dopo un raffreddore o un trauma cranico, insorgere a seguito di un’infezione ed essere associati a tante altre circostanze. 


Che siano lievi o più gravi, tra cui alterazioni della tromba di Eustachio, patologie cerebrali, sclerosi multipla, neurinoma acustico ed insorgenze tumorali.


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Diffusione e dati epidemiologici


Studi epidemiologici hanno dimostrato che l’acufene temporaneo è un sintomo molto comune e sperimentato da persone di tutte le età, sebbene tra i più piccoli sembra avere un impatto statisticamente minore. 


L’OMS riferisce che l’acufene cronico e persistente può colpire fino al 10% della popolazione adulta mondiale. Inoltre, aggiunge che è più comune tra i 40 e i 70 anni e che sembra verificarsi più frequentemente negli uomini rispetto alle donne.


L’autorevole rivista scientifica The Lancet ha pubblicato uno studio sulla prevalenza dell’acufene in Europa arrivando alla conclusione che il 14,7% di abitanti nel Vecchio Continente convive con questa condizione. E che l’1,2% della popolazione europea soffre di acufeni gravi.


Il grado di angoscia, fastidio, disagio emotivo, problemi di sonno e interferenza con le attività quotidiane sono fattori che differenziano le persone che semplicemente sperimentano l’acufene da quelle che hanno bisogno di aiuto e attenzione clinica.


Sebbene non tutti coloro che convivono con acufeni ne siano turbati, alleviare la sofferenza correlata a questi episodi rappresenta una grande sfida per la salute pubblica.


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Come si cura l’acufene?


Non esiste cura all’acufene, a meno che non sia riconducibile ad una condizione curabile o temporanea. In altre parole, se la comparsa di acufene risulta associata ad un’infezione, probabilmente sarà sufficiente guarire dall’infezione stessa per non sentire più il fischio, il ronzio o quello che sia.


Stessa cosa vale per l’acufene pulsante e le tipologie di acufene oggettivo riconducibili ad un’anomalia vascolare o muscolare. Risolvere queste problematiche, laddove possibile, dovrebbe porre fine anche al fastidioso rumore all’orecchio. 


Tuttavia, il condizionale resta obbligatorio quando si parla di acufene.


Come accennato in precedenza, il discorso cambia drasticamente per i casi di acufene soggettivo: ad oggi, infatti, non esiste una cura definitiva. Fortunatamente, però, esistono approcci medici che prevedono trattamenti e percorsi riabilitativi in grado di rendere più tollerabile la convivenza con il disturbo.


Tinnitus Retraining Therapy (TRT)


La Tinnitus Retraining Therapy (TRT) è attualmente considerato uno dei trattamenti più accreditati dalla comunità scientifica per alleviare i sintomi dell’acufene. Conosciuta anche come “terapia del suono”, la TRT sfrutta la plasticità del sistema nervoso per fare in modo che il cervello “si abitui” al rumore senza accorgersene.


Attraverso un percorso di stimolazione sonora, caratterizzato perlopiù da suoni naturali neutri e appositamente pianificato da uno specialista in base all’entità del disturbo del paziente, la TRT aiuta ad “accettare” l’acufene, migliorando la risposta inconscia e fisiologica e influenzando positivamente i centri emotivi del cervello.


Terapia cognitivo-comportamentale (CBT)


È opinione diffusa nella comunità scientifica che angoscia e percezioni distorte sull’acufene, fondate anche su una bassa conoscenza del disturbo, possano generare pensieri negativi. Pensieri che, a loro volta, finiscono con l’accentuare ulteriormente l’intensità del rumore, fino ad alimentare schemi disfunzionali e creare una sorta di ciclo vizioso senza apparente via d’uscita.


In questa prospettiva, l’approccio psicologico rappresentato dalla terapia cognitivo-comportamentale potrebbe rivelarsi utile per stimolare il processo di assuefazione. Aiutando, di conseguenza, a ridurre la percezione del rumore disturbante.


Apparecchi acustici e impianti cocleari


Nei casi in cui l’acufene risulta associato a perdita uditiva, l’adozione di apparecchi acustici potrebbe rivelarsi utile per migliorare la gestione del rumore. Sarà cura dell’audioprotesista, l’unica figura tecnico-sanitaria autorizzata ad applicare i dispositivi acustici ai pazienti con deficit uditivi, regolare le protesi affinché possano risultare efficaci anche per alleviare il fischio o il ronzio.


Laddove gli apparecchi acustici non risultassero efficaci allo scopo, l’installazione di un impianto cocleare - in determinate circostanze - potrebbe rivelarsi efficace per azzerare il rumore.


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Chi cura l’acufene?


Considerando che l’acufene non si può curare, fatta eccezione per i casi illustrati in precedenza, allo stesso modo risulta impossibile sovrapporre una sola figura medica al trattamento di questo sintomo.


Nella maggior parte dei casi, infatti, l’acufene cronico è un disturbo idiopatico, ovvero una condizione multifattoriale alla quale non si può attribuire una singola causa dimostrabile. E che può coinvolgere varie parti dell’organismo, non solo il sistema uditivo.


Per queste ragioni, la prima figura alla quale rivolgersi in caso di acufene - di norma - resta il medico di base. Quest’ultimo, qualora lo ritenesse opportuno, indirizzerà il paziente verso lo specialista più indicato tra otorinolaringoiatra, audiologo o un professionista sanitario maggiormente orientato verso la cura del benessere neurologico


Una volta constatata la natura e l’entità del disturbo, diversi centri acustici specializzati offrono la possibilità di intraprendere percorsi riabilitativi per alleviare l’acufene e migliorare la quotidianità di chi ne soffre attraverso approcci basati sulla TRT (Tinnitus Retraining Therapy) e altri trattamenti innovativi.


Se anche tu patisci a causa dell’acufene e dopo un consulto con il tuo medico di base sei alla ricerca di un professionista che possa seguirti per alleviare il fastidio, cerca il centro acustico o lo specialista affiliato al network di Specialistidelludito.it più vicino casa tua o più idoneo a soddisfare le tue esigenze.


Diagnosi dell’acufene


La diagnosi si basa sostanzialmente sul racconto diretto dei pazienti, inclusa una valutazione complessiva della loro storia clinica, e su alcuni esami strumentali, tra cui un controllo dell’udito (esame audiometrico) ed eventualmente una risonanza magnetica.


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Rimedi naturali e consigli


Alcuni estratti naturali hanno manifestato interessanti potenzialità anti-acufene. Merita una menzione particolare il Ginkgo Biloba, una pianta originaria della Cina che stando agli esiti di una revisione pubblicata sulla rivista Neuropsychiatric Disease and Treatment sembra avere degli effetti promettenti sui pazienti affetti da acufene cronico.


In generale, adottare un’alimentazione sana ed equilibrata, limitando il consumo di caffeina, alcolici e zuccheri che sembrano accentuare l’intensità del fischio, rappresenta una strategia efficace di benessere. E non solo per limitare l’acufene.


Infine, praticare yoga e ascoltare una playlist di rumori bianchi, ovvero suoni naturali in grado di “mascherare” il tinnito e di rilassare mente e orecchie (es. suono della pioggia), possono essere due passatempi particolarmente apprezzati soprattutto da chi convive con questo disturbo.


Bibliografia


  • Tinnitus Retraining Therapy: Implementing the Neurophysiological Model, Pawel J. Jastreboff, Jonathan W. P. Hazell, Cambridge, 2008.

  • Curare gli acufeni: sintomi, cause e rimedi per il tinnito (fischi alle orecchie), Eberhard J. Wormer, Edizioni Il Punto D’Incontro, 2020.

  • Tinnitus Treatment: clinical protocols, Richard Tyler, Thieme, 2011.

  • Tinnitus: a multidisciplinary approach, David Baguley, Gerhard Andersson, Don McFerran, Wiley, 2013.

  • Tinnitus: Imaging, Endovascular and Surgical Approaches, An Issue of Neuroimaging Clinics of North America, Prashant Raghavan, Dheeraj Gandhi, Elsevier Health Sciences, 2016.

  • Tinnitus: Pathophysiology and Treatment, Aage R. Moller, Berthold Langguth, Goran Hajak, Elsevier Science, 2007.