Otorini

I primi studi su anosmia e Covid-19

studi su anosmia e covid-19
Risultati dei primi studi su anosmia e covid-19
557views

Attualmente, dopo circa un anno dall’inizio della pandemia, le numerose manifestazioni cliniche del virus SARS-CoV-2 sono note a tutti. Tuttavia, quando il primo caso in Italia è stato diagnosticato presso l’Ospedale di Codogno il 21 febbraio 2020, la malattia era non era ancora del tutto compresa. Inizialmente, febbre lieve, astenia, malessere e tosse erano considerati i sintomi tipici, ai quali poi si sono aggiunti anosmia (perdita dell’olfatto) e ageusia (perdita del gusto). In questo articolo infatti, tratteremo dei primi studi su anosmia e Covid-19 (studi pubblicati di recente sul Journal Laryngology and Otology), dato che la perdita dell’olfatto è ad oggi considerata uno dei sintomi più caratteristici e più facilmente riconoscibili del Covid-19.

I dati dei primi studi

Il territorio del basso Lodigiano è stato teatro di numerosi casi di infezione e può quindi essere considerato il sito del primo focolaio europeo. In questa zona, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2020, abbiamo osservato un numero considerevole di casi di anosmia (55 pazienti), e abbiamo monitorato l’andamento del deficit olfattivo negli otto mesi successivi all’insorgenza dell’infezione.

I risultati ottenuti erano confortanti: il 38% della popolazione mostrava parziale recupero dell’olfatto e il 53% ha riferito di recupero totale otto mesi dopo l’esordio. Complessivamente, il 91% della popolazione ha mostrato un miglioramento della funzione olfattiva otto mesi dopo l’esordio del deficit olfattivo.

Rispetto agli studi di Hopkins e dal tuo team, che aveva valutato pazienti in poche settimane di follow-up, i nostri risultati mostravano percentuali di recupero più elevate a otto mesi dall’infezione. Questa differenza dei dati suggerirebbe un possibile recupero funzionale anche dopo un lungo periodo tempo.

Abbiamo anche osservato che, dopo otto mesi, le probabilità di recupero funzionale differivano solo minimamente in relazione al genere. Le donne erano leggermente più avvantaggiate in termini di possibilità di guarigione in generale, ma gli uomini erano più avvantaggiato in termini di recupero totale.

Inoltre, i nostri dati suggerivano che la popolazione sotto i 50 anni aveva le maggiori probabilità di recupero olfattivo: abbiamo osservato un recupero totale o parziale nel 100% di pazienti di età compresa tra 35 e 50 anni e nel 95% dei pazienti di età inferiore a 35 anni.

Cosa emerge dai primi studi su anosmia e Covid-19

Il continuo susseguirsi di studi che dimostrano la relazione tra anosmia e l’infezione da SARS-CoV-210-12 ha portato l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) a prendere in considerazione l’anosmia come sintomo specifico di Covid-19. Come abbiamo già accennato in un precedente articolo, gli studi tra anosmia e Covid ci permettono di identificare in tempi brevi i soggetti positivi che non presentano nessun altro sintomo.

Una volta chiarita questa associazione, gli sforzi dei ricercatori sono diretti alla comprensione dei meccanismi patogenetici di anosmia. Ad una prima analisi sembra che il virus SARS-CoV-2 possa raggiungere e influenzare il sistema nervoso; una volta che l’infezione viene a contatto con il sistema nervoso, si lega ai recettori ACE2 (presenti sulla superficie cellulare), penetra nelle cellule nervose e provoca danni neuronali.

Nonostante la perdita olfattiva sia un sintomo consolidato del Covid 19, i dati che abbiamo su questa patologia e sulle probabilità di recupero funzionale dei deficit neurosensoriali associati ad essa sono ancora pochi. I nostri studi su anosmia e Covid sono stati condotti su una piccola parte della popolazione e i risultati dovranno essere confermati da altri studi che incorporano numeri più grandi, ma rappresentano uno dei primi studi su questo argomento caratterizzati da un lungo follow up.

Lascia una risposta