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Relazione tra anosmia e Covid-19

anosmia e Covid-19
Lo studio del dott. Capelli dimostra il possibile collegamento tra anosmia e Covid-19
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L’esistenza di una relazione tra anosmia e Covid-19 è stata teorizzata più volte durante la pandemia. Sono tuttora in corso iniziative e studi di settore per validare o meno questa teoria. Uno dei progetti più interessanti è quello portato avanti dall’associazione internazionale Global Consortium for Chemosensory Research. I ricercatori hanno messo a punto un questionario anonimo, scaricabile gratuitamente dal loro sito, che mira a valutare se nei pazienti affetti da Covid-19 o da altre malattie respiratorie si sono presentate alterazioni dei sensi del gusto e dell’olfatto.

Raccogliere il maggior numero possibile di dati e informazioni è fondamentale per riuscire a comprendere e debellare il virus. Per questo motivo, assieme alla collega dott.ssa Gatti, ho portato avanti uno studio sulla popolazione di Codogno che ha sottolineato la stretta correlazione tra anosmia e Covid-19.

L’articolo completo, corredato di tutti i risultati e dei dati specifici, verrà pubblicato a breve dalla rivista belga B-ENT. In questa pagina ne esporrò brevemente i contenuti, ma soprattutto le motivazioni che ci hanno spinto ad indagare sul fenomeno della perdita dell’olfatto in relazione al Covid-19.

Lo studio condotto a Codogno

Lo studio è stato condotto analizzando i dati dei referti medici di 40 abitanti di Codogno che hanno richiesto telefonicamente una consulenza per problemi legati ad orecchie, naso e gola. Il periodo preso in esame è stato quello compreso tra il 21 febbraio e il 15 marzo 2020. Si tratta delle tre settimane immediatamente successive all’individuazione del paziente zero di Codogno. Ci siamo focalizzati in particolar modo su coloro che lamentavano sintomi come la perdita del gusto e dell’olfatto. Abbiamo riscontrato che 27 di essi era affetto da anosmia.

Abbiamo poi comparato i dati del periodo compreso tra il 21 febbraio e il 15 marzo con lo stesso periodo degli anni precedenti e con quelli delle settimane precedenti dello stesso anno (1 gennaio – 20 febbraio).

Queste sono state le percentuali dei casi di anosmia rispetto al totale dei pazienti visitati per problematiche ORL.

  • 67,5% nel periodo 21 febbraio – 15 marzo 2020
  • 2,8% nel periodo 21 febbraio – 15 marzo 2019
  • 3,5% nel periodo 21 febbraio – 15 marzo 2018
  • 2% nel periodo 1 gennaio – 20 febbraio 2020
  • 3,3% nel periodo 1 gennaio – 20 febbraio 2019
  • 2,8% nel periodo 1 gennaio – 20 febbraio 2018

I dati hanno dimostrato che il numero di casi di anosmia è significativamente maggiore nel periodo preso in esame.

Perché la relazione tra anosmia e Covid-19 è così importante

Come espresso all’inizio di questo articolo, la scoperta di una relazione tra anosmia e Covid-19 è importantissima. L’anosmia infatti può essere un indicatore altamente significativo nei pazienti altrimenti asintomatici o con pochi sintomi. Questi infatti rappresentano una potenziale via di trasmissione del virus che non può essere tenuta sotto controllo.

I pazienti con febbre e problemi respiratori infatti sono facilmente individuabili. Di conseguenza, nel caso di positività, possono essere messi in isolamento. Il problema è rappresentato invece dal gran numero degli asintomatici affetti dal Covid-19 che non possono essere individuati con altrettanta facilità. Utilizzando la perdita dell’olfatto (e anche del gusto, se i gli studi confermeranno questa direzione) come indicatore per il Covid-19 sarà più semplice riuscire ad arginare i possibili contagi e monitorare anche i pazienti che non presentano i sintomi più comuni. Il nostro suggerimento è che i medici che hanno a che fare con pazienti affetti da anosmia dovrebbero considerare, tra le possibili cause, anche la presenza di un’infezione da SARS-Cov 2.

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