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Acufene, un’allucinazione?

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Può essere definito il fastidioso acufene un’allucinazione? Sembra insolita una tale associazione quando fischi, ronzii o fastidi simili, per chi ne soffre, sono ben più che reali e pare un assurdo definirli come allucinazioni, ossia lo stato psichico per cui ciò che è immaginario è percepito come reale; eppure, citando testualmente la sezione dedicata ai disturbi otoneurologici a cura di Aldo Messina (contenuta in “Psicoterapia e medicina”, Daniela La Barbera e Girolamo Lo Verso, ed. Alpes Italia maggio, 2016), l’acufene è descritto come “una dispercezione uditiva che potrebbe essere inquadrata come allucinosi, vale a dire percezione di uno stimolo non reale che viene sottoposta a critica dal soggetto”.

Acufene, cos’è? L’acufene è considerato un disturbo piuttosto che una malattia. Così come lo strabismo, l’acufene è quindi una condizione patologica, o meglio una manifestazione sintomatica di una condizione patologica, anziché una vera e propria patologia. Questo fastidio, secondo Messina, “può avere origine da un errore delle vie uditive periferiche e centrali (da deafferentazione uditiva) o delle vie nervose extrauditive, prevalentemente trigeminali (acufene cross modale) o, infine, essere di natura psichiatrica”.

Nel primo caso, la deafferentazione uditiva, l’acufene è causato da una privazione sensoriale uditiva. In altri termini, nel caso in cui le cellule ciliate cocleari, le cellule necessarie per udire, si danneggino, i meccanismi di recupero della sensazione uditiva messi in atto dal sistema neurosensoriale possono determinare dei fenomeni percettivi illusori, quindi il sentire dei suoni non provenienti da una sorgente sonora esterna.

Nel caso invece dell’acufene cross modale, il disturbo non è indotto da problemi del sistema uditivo ma da disfunzioni create dal sistema articolare o dall’apparato muscolare o dal sistema nervoso e i centri da quest’ultimo controllati. La modalità, quindi, a causa dell’insorgenza dell’acufene nasce dall’intersecazione di anomalie non legate direttamente all’udito ma da altri elementi del corpo.

L’ultima opzione è quella in cui la causa del disturbo è di natura psichiatrica. In questa circostanza, che i soggetti affetti dall’acufene siano portatori di psicosi o meno, le allucinazioni uditive possono variare in un range che le distingue in elementari (ronzii, fischi, fruscii e tutte le altre manifestazioni), complesse (voci, ritornelli e canzoni) e negative (ipoacusia non organica, ossia deficit uditivi non legati a disfunzioni corporee).

Secondo la logica della medicina umanistica volta a recuperare e valorizzare la sfera emotivo-affettiva della persona, i trattamenti non farmacologici previsti per l’acufene “si avvalgono di tecniche di rilassamento, di mascheramento (totale o parziale), terapia sonora e attività di counseling […] tecniche efficaci per il miglioramento delle capacità di regolazione dell’attenzione, con conseguente riduzione della percezione dell’acufene e dell’ansia a esso associata” (Messina, 2016). Quali che siano le scelte per cercare di alleviare i fastidi causati dall’acufene, le strade per trovare giovamento da questo disturbo esistono e funzionano, perché non provarle?

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